Lo smart working continuerà anche Post Covid?

Lo smart working continuerà anche Post Covid?

Lo smart working ha consentito a molte persone di continuare a lavorare malgrado la serrata che ha visto coinvolto tutto il Paese. La digitalizzazione è venuta in nostro soccorso e ci ha assistiti in un momento molto delicato; in sua assenza molti lavoratori avrebbero potuto riscontrare serie difficoltà nella prosecuzione del lavoro.

Ma cosa succederà quando il Coronavirus sarà soltanto un ricordo lontano? Non possiamo sapere con certezza se lo smart working continuerà anche Post Covid ma possiamo fare delle ipotesi considerando l’andamento degli scorsi mesi.

Di certo c’è da dire che l’Italia ha ancora molta strada da fare per diventare adeguatamente digitalizzata. Oltre ad una virata verso il tech, sarebbe necessaria una vera e propria riorganizzazione del lavoro, parlando quasi di una rivoluzione digitale in ambiente lavorativo (come punto di partenza).

Nell’epoca della quarta industrializzazione, che vede l’informazione come elemento principe dei nostri giorni, lo smart working può essere una possibilità da prendere seriamente in considerazione e merita, specialmente in questi mesi Post Covid, un’adeguata riflessione, volgendo lo sguardo a nuovi paradigmi lavorativi.

L’approvazione che ha dimostrato il Governo ci spinge a pensare che lo smart working possa proseguire anche nella fase Post Covid. Alcune regioni si sono mostrate molto propense a continuare ad adottare questa modalità di lavoro. 

La ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha ribadito che l’introduzione delle regole semplificate per accedere allo strumento dello smart working, previste per far fronte alle politiche di contenimento dell’emergenza sanitaria del Coronavirus introdotte dal nostro Paese, dureranno fino alla fine dello stato di emergenza, quindi fino al 15 ottobre (il Governo è in attesa dell’approvazione della proroga dello stato di emergenza fino al 31 Gennaio).

Smart working Post Covid? No se il carico di lavoro è troppo

Tra i numerosi vantaggi che il lavoro agile ha apportato dobbiamo tuttavia stigmatizzare la difficoltà dei lavoratori nel riuscire a separare la vita personale da quella professionale. Questo accade perché lavorando da casa molto spesso si subiscono le interferenze dell’ambiente domestico e si finisce per lavorare più ore.

Il lavoro non è più circoscritto ad una ben precisa parte della giornata, bensì si estende per tutta la sua durata. Aumentano pause e distrazioni, dato che non tutti hanno la possibilità di “estraniarsi” durante le ore lavorative, soprattutto le donne che, oltre alla propria professione, devono organizzare anche la gestione della casa e dei figli. È più difficile staccare la spina, e il confine tra lavoro e vita privata si è fatto molto meno marcato.

Armati di pc, software per le videochiamate e fiumi di email, abbiamo trasformato le nostre sale, cucine e camere da letto in open space professionali; i genitori hanno dovuto dividersi tra le lezioni da remoto e le riunioni di lavoro, cercando di separare – spesso nella stessa stanza – due mondi che improvvisamente si trovavano a sovrapporsi.

Alla luce di questi fatti possiamo affermare che abbiamo sicuramente risparmiato del tempo per gli spostamenti ma ne abbiamo impiegato molto di più nel lavoro, arrivando a superare gli standard orari ai quali siamo abituati. Secondo un’indagine di Linkedin, quasi un italiano su due ha lavorato almeno un’ora in più al giorno.

Sviluppando il dato, si scopre come ci sia stato un eccesso di 20 ore lavorate in più in un solo mese di Smart Working. Solitamente, il 22% degli intervistati ha iniziato le giornate in anticipo, lavorando dalle 8:00 fino alle 20:30, mentre il 24% ha terminato la giornata lavorativa anche dopo.

Smart working Post Covid? Si con regolamentazione

Sarebbe ingiusto discriminare questo modello di lavoro alla luce delle criticità riscontrate, ma è altrettanto vero che occorre considerare gli aspetti negativi per modellare e affinare questa pratica, affinché tutti i lavoratori possano usufruire del lavoro agile senza limitazioni nella propria libertà e salute e nel rispetto della dimensione personale.

Per queste ragioni il ministro Nunzia Catalfo ha in mente di apportare rilevanti novità, in primo luogo per quel che riguarda il “diritto alla disconnessione”, in modo da assicurare ai lavoratori “un equo bilanciamento tra il bisogno di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. Ad ogni modo, spiega la ministra, “la revisione della disciplina del lavoro agile va collegata all’interno di un più ampio e sistematico piano di incentivi e investimenti per facilitare la transizione tecnologica delle nostre imprese e del nostro tessuto produttivo. In tal senso, la leva fiscale è certamente uno dei primi strumenti da mettere in campo”.

Lo smart working potrebbe continuare nel Post Covid nella misura in cui si riesca a contingentare il confine tra la sfera privata e quella professionale e si riescano a definire dei limiti e delle regole ben precise di produttività per evitare l’esito patologico del “burn out” (esaurimento da lavoro).

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