I 5 miti da sfatare sulla ricerca di lavoro

I 5 miti da sfatare sulla ricerca di lavoro

Anche la ricerca del lavoro, come qualsiasi altro ambito, incornicia un quadro di “voci di corridoio” che nel tempo si sono solidificate creando delle vere e proprie credenze comuni. Per chi ha più dimestichezza con la rete e ha sperimentato il mondo del lavoro online presumibilmente è già consapevole di cosa sia effettivamente attendibile e cosa no. Per altre persone che invece ancora non hanno avuto modo di sperimentare o di conoscere più accuratamente il web in tal senso, questo articolo può rivelarsi davvero utile perchè tenteremo di sfatare alcuni dei più diffusi falsi miti sulla ricerca del lavoro.

Non ci si può candidare ad un annuncio se non si è in possesso di tutte le competenze richieste

Non potevamo non mettere tra i primi miti sulla ricerca del lavoro la necessità dell’ “optimum“. Le descrizioni degli annunci di lavoro sono, da sempre, letteralmente la concretizzazione di un’ideale dell’azienda. È un meccanismo del tutto naturale, umano se vogliamo. Quando siamo in procinto di acquistare un auto o una nuova casa abbiamo un’idea chiara di come vogliamo che sia. In seguito ci scontriamo con la realtà che ci offre un compromesso ugualmente accettabile. Una parte di noi, seppur viscerale, è cosciente sin dall’inizio che l’immaginazione che risiede nella mente non potrà mai vedere la luce del Sole perchè la materialità è sempre sempre pronta a cambiare le carte in tavola.

Lo stesso discorso vale per le aziende che imbellettano le offerte di lavoro con le qualità che vorrebbero trovare nel futuro collaboratore, ma i recruiter sono anche i primi a sapere che tutte quelle abilità – di solito un misto di competenze tecniche e soft skills – è molto complicato trovarle raccolte tutte in un solo candidato. Possiamo affermare che l’annuncio di lavoro “perfetto” per loro è soltanto un tentativo, un prototipo. Quindi, cercate in ogni annuncio gli elementi corrispondenti al vostro profilo, e se vi paiono sufficienti a soddisfare le esigenze principali dell’azienda che offre il lavoro, allora procedete con l’applicazione. La partita non si conclude inviando la propria candidatura: quello è solo l’inizio. Durante il colloquio, che è la fase principale, avrete la possibilità di irradiare la circostanza con i vostri speciali assi nella manica, ovvero i tratti della personalità altrettanto importanti come il carisma ed il valore aggiunto.

Esiste una strategia vincente in grado di farti assumere al 100%

Non vogliamo deludere le aspettative di nessuno in questo paragrafo. Esistono delle offerte di lavoro squisite ma bisogna smascherare uno dei più scaltri miti relativi alla ricerca del lavoro. Quante volte vi sarà capitato di leggere in rete articoli dai titoli favolistici del tipo: “La ricerca di lavoro perfetta”. Ecco, diffidate da titoli del genere “cattura views“. E non perché poi dentro non possano effettivamente esserci spunti interessanti o consigli utili, ma perché nessuno potrà mai essere in grado di garantire una cosa del genere. Dichiarare che esiste “una ricerca di lavoro perfetta” equivale infatti a dire “se fai quello che ti dico di fare verrai sicuramente assunto”. Dispensare degli utili consigli non porterà sicuramente un risultato positivo. Al massimo si può auspicare che questo avvenga impegnandosi in prima persona a far si che tutto vada per il meglio. L’impegno è una delle tante variabili che entrano in gioco. Tutti gli ingranaggi devono essere integrati tra loro e devono funzionare all’unisono. Questi ingranaggi hanno dei nomi: buonsenso, determinazione, fortuna, costanza, dedizione. Messi insieme possono ridurre la distanza ideale che c’è tra voi e l’idea che il reclutatore ha in mente. In ogni caso, partire con la consapevolezza che, al di là delle strategie “vincenti”, esiste tutta una galassia di circostanze che determinano il successo o l’insuccesso della ricerca di lavoro, vuol dire cominciare col piede giusto. E accettare con più responsabilità anche eventuali contrattempi.

Il senso critico non porta da nessuna parte

Ritorniamo sempre allo stesso concetto: nella ricerca di lavoro la perfezione non esiste. Il discorso vale, ovviamente, anche per i recruiter. Vederli come entità superiori, capaci di giudicarvi dall’alto del loro ruolo, non farà altro che incrementare la vostra ansia. Chi vi valuta potrebbe non essere abbastanza competente. Immaginate i recruiter come dei genitori. Una volta cresciuti, molti figli si sono resi conto che i genitori sono degli esseri umani perfettibili e non entità infallibili. Ma anche gli insegnanti. Quante volte avete creduto che dicessero esclusivamente cose valide, scoprendo poi che non era così? Applicate questo concetto al mondo del lavoro e tutto vi sarà più chiaro e meno spaventoso. È nella natura umana creare degli ideali con i quali spesso non ci si sente all’altezza. Proprio per questo, almeno dal punto di vista professionale, occorre abolire i personaggi di fantascienza facendo spazio ad un sano senso critico. Così la fiducia in voi stessi tornerà al vostro fianco e vi consentirà di affrontare il colloquio di lavoro con più serenità e preparazione in merito al messaggio che si vuole trasmettere.

ATS? Ottimo per i candidati

Partiamo dando una breve definizione. Per ATS, che è l’ acronimo di Applicant Tracking System, s’intendono quei sistemi informatici di analisi e monitoraggio delle candidature messi a disposizione alla quasi totalità delle divisioni HR del pianeta. Perché è un problema? Perché come tutti gli algoritmi, anche gli ATS sono piuttosto severi con gli errori. Alla prima imperfezione del curriculum le possibilità che la vostra candidatura arrivi sulla scrivania del recruiter sono molto ridotte. E non ci sono competenze o abilità che tengano, in quel caso. Perché chi dovrebbe valutarle, molto semplicemente, non saprà neanche che esistono. Controllate con rigorosità la formattazione del CV (evitate i PDF) per scongiurare che il sistema non lo riconosca e siate messi fuori gioco ancora prima di iniziare la partita. Cosa si può fare, allora, per essere sicuri che la propria candidatura sia arrivata a destinazione? Si può contattare con gentilezza e senza troppe aspettative la divisione HR dell’azienda che ha presentato l’offerta di lavoro e chiedere se il vostro curriculum sia effettivamente arrivato a destinazione. Questo potrebbe inoltre farvi guadagnare dei punti extra agli occhi del selezionatore che si accorgerebbe del vostro interessamento.

La retribuzione è legge

Come per il discorso dei recruiter, anche la retribuzione deve passare per il vostro senso critico. Dubitate di chi non gradisce parlare di questo argomento: la remunerazione è un vostro diritto. Diffidate anche da chi non accetta delle proposte di negoziazione della cifra, purchè si tratti sempre di importi concretizzabili. Confrontate le proposte di diversi lavori creando una lista di benefit, valutando infine quali sono i più stuzzicanti per voi.

Arrivati a questo punto, avrete familiarizzato con i più comuni miti in merito alla ricerca di lavoro. Ora potrete muovervi con più consapevolezze incontrando meno imprevisti lungo il percorso.

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