Smart Working: ecco cosa prevede realmente la legge

smart working

Cos’è questa parola anglofona che vediamo scritta ovunque in questo periodo di emergenza? Partiamo da una definizione, quella corretta: 

per Smart Working si intende una modalità di lavoro flessibile, in cui il concetto di luogo di lavoro perde il ruolo di centralità, applicabile sia ad un contratto a tempo indeterminato che a termine, anche in somministrazione attraverso un accordo volontario tra le parti stipulato in forma scritta, dal quale si può recedere nei termini fissati dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Mentre per molti può sembrare una modalità futuristica lontana anni luce da noi, altri, da diversi anni, stanno già operando in tal senso. La possibilità di rientrare in possesso del proprio tempo e gestirlo in totale autonomia è uno degli elementi principali che ha incentivato milioni di persone in tutto il mondo ad adottare questa misura.

Anche l’opportunità di svincolarsi dalla fisicità degli spazi è un enorme vantaggio, soprattutto per chi abita lontano dalla sede di lavoro. La comodità di lavorare stando seduti sul proprio divano in orari fuori dagli standard – diverse persone hanno scoperto di essere più produttive di notte che di giorno, lontane dalle molteplici distrazioni diurne – non ha eguali in termini di produttività

La flessibilità dunque è la peculiarità rudimentale del lavoro agile, sia in termini di tempo che in termini di spazio. In questa fase storica possiamo pertanto affermare che l’astrazione raggiunge un livello avanzato. 

C’è una domanda però che probabilmente, arrivati a questo punto, vi starete ponendo: 

Come fanno i datori di lavoro ad essere certi che i propri collaboratori lavorino davvero?

La risposta è molto più facile di quello che sembra e si può tradurre in una semplice parola: risultati

I risultati, in qualsiasi circostanza, sono la diretta conseguenza di un’azione. Per verificare la validità di un comportamento bisogna far fede al risultato che scaturisce, un esito in grado di definirsi poi positivo o negativo a seconda dell’efficacia della performance. 

Un datore di lavoro che decide di adottare la modalità Smart Working all’interno della sua azienda non retribuisce i collaboratori in conformità alle ore lavorate ma, contrariamente dalle comuni convenzioni contrattuali, li premia considerando i risultati raggiunti. Dunque egli assegna dei compiti che devono essere portati a termine entro una data prefissata (solitamente, se si è subordinati la data è di un mese affinché la retribuzione possa avere cadenza mensile come nei normali lavori). 

Ovviamente, prima ancora dell’efficienza, è bene sottolineare l’importanza della fiducia che riveste un ruolo fondamentale. Difatti non può esistere alcuna collaborazione a distanza se manca questo presupposto poiché, in assenza della supervisione fisica, si rischia facilmente di incappare in ritardi di consegne o in spiacevoli conseguenze economiche. 

Al di là della comodità e dei vantaggi che genera, lo smart working diventa essenziale in situazioni come quella che stiamo vivendo in Italia ed in tutto il mondo.

Smart Working ai tempi del Coronavirus

Mai come adesso, lo Smart Working è indispensabile. Al fine di salvaguardare la propria salute, quella dei propri cari ed evitare il rischio di ulteriori contagi, questa modalità di lavoro può rivelarsi davvero utile. 

Come ha sottolineato Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano «Lo Smart Working non può essere la soluzione per “bloccare” l’epidemia ma, con l’impegno di tutti, può rappresentare una misura per ridurre rischi, attenuare disagi e contenere gli enormi danni economici e sociali che questa emergenza rischia di causare. I lavoratori, e soprattutto coloro che sono già Smart Workers, devono restituire il credito di fiducia dimostrando autonomia, impegno e senso di responsabilità». 

Dunque dopo l’esperimento di Smart Working della Cina, adesso anche in Italia si ricorre quasi all’unanimità a questa modalità, che grazie ad un decreto attuativo approvato d’urgenza, è applicabile da subito, anche senza un accordo preventivo con i dipendenti. Infatti fino al 31/07/2020 è possibile attivare lo Smart Working con procedura semplificata su tutto il territorio nazionale.

La nuova indicazione prevista dal Governo (D.P.C.M. 1° marzo 2020), amplia quanto già previsto con i D.P.C.M. 23 e 25 febbraio scorso. Infatti, a differenza da questi ultimi, viene allargata la modalità semplificata a tutte le aziende, indipendentemente dal fatto che siano localizzate nelle Regioni maggiormente colpite dal contagio (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria).

Ai fini dell’attivazione, ecco la modulistica da utilizzare:

  • una bozza di comunicazione unilaterale al lavoratore di avvio dello smart-working, da inviare al lavoratore;
  • una bozza di autodichiarazione di avviso di attivazione di smart-working per motivi emergenziali.

Entrambi i modelli inizialmente dovevano essere allegati alla comunicazione telematica obbligatoria, prevista sul sito del Ministero del Lavoro. Ad oggi invece, accedendo alla piattaforma, viene richiesto soltanto l’invio di un file formato Excel scaricabile direttamente accendo al seguente link.

Detta comunicazione dovrà essere effettuata, entro il giorno antecedente a quello di inizio della prestazione agile (art. 9-bis DL 510/1996). La mancata comunicazione comporterà una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro per ogni lavoratore.

Una volta avviato lo Smart Working, l’azienda potrà registrare, nel Libro Unico del Lavoro (LUL), le giornate smart (effettuate fuori dai locali aziendali), indentificandole con un codice diverso (esempio, P di presenza, accompagnato da SW che identifica la prestazione smart).

Di seguito elenchiamo qualche punto dell’informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile ai sensi dell’art. 22, comma 1, L. 81/2017 in materia di sicurezza sul lavoro:

  1. Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore, che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, e a tal fine consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta, nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
  2. Il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Ora qualche punto della suddetta informativa in materia di obblighi dei lavoratori:

  1. Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
  2. I lavoratori devono in particolare:
    • contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
    • osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
    • utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza; 
    • utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; 
    • segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente  o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di  cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione  di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente,  in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per  eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; 
    • non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo; 
    • non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori; 
    • partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro; 
    • sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal D. Lgs. 81/2008 o comunque disposti dal medico competente. 

 

Per maggiori approfondimenti leggi la Proposta per la misura agevolativa sullo Smart Working

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