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Come gestire il rapporto con capo e colleghi

In un contesto professionale, soprattutto agli inizi, diventa indispensabile stabilire con se stessi – e consequenzialmente con gli altri – una sorta di vademecum da rispettare. Come in ogni altro aspetto della vita, seguire una sottile linea strategica può aiutare a creare un clima di rispetto e di benessere condiviso capace di innescare un circolo virtuoso di positività collettiva. Questo non significa che devi riprogrammare la tua mente e comportarti in maniera artificiosa risultando poco naturale e un po’ bizzarro. Piuttosto gestire il rapporto con capo e colleghi deve corrispondere ad un tuo personale modus operandi, stabilito da te in conformità alle tue esigenze.

Da dove iniziare per gestire il rapporto con capo e colleghi?

Innanzitutto è necessario porre dei limiti. Non s’intendono solo dei limiti nei compiti e negli orari di lavoro ma anche nei rapporti. Di vitale importanza è stabilire il giusto confine tra la vita lavorativa e quella privata. Spesso, dinnanzi ad un lavoratore di buon cuore e capace, i capi tendono ad approfittare della sua disponibilità pervadendo i giorni di riposo e le ore libere.

I colleghi invece traggono vantaggio sottraendosi da alcuni compiti che vedrebbero la loro attuazione proprio nell’operato del collega che si fa carico di tutto. Questo è totalmente scorretto ma assai comune. Onde evitare questi spiacevoli accadimenti, è imprescindibile, sin dall’inizio, palesare le proprie intenzioni ed esigere rispetto, preventivamente al verificarsi di qualche minima forma di opportunismo che successivamente diventa difficile da smantellare. Alla stregua dei tuoi doveri tieni sempre a mente i tuoi diritti.

Anche in situazioni in cui non vi sono “approfittatori” è comunque buono delineare i propri spazi e porre un distinguo tra il tempo in cui si deve lavorare e quello destinato invece alla sfera personale. L’errore più grave che molti fanno è proprio l’unione di questi due ambiti che porta ad uno stress psico-fisico difficile da trascinare avanti a lungo. L’eccessiva frenesia causa risultati pessimi ed è pericolosa anche per la salute. Se punti a raggiungere il massimo nella vita privata e professionale allora cerca sempre di tenere sotto controllo la situazione. Se possibile, sospendi il lavoro quando è arrivato il momento: non sovraccaricarti.

Imparare a dire di no

Un’altra prerogativa essenziale per gestire il rapporto con capo e colleghi è riuscire a dire di no quando è il caso. Anche se ti può sembrare negativo rifiutare qualche compito o, addirittura, qualche responsabilità di troppo, devi trovare il coraggio di farlo. Delle volte capo e colleghi possono dimenticare, con il passare del tempo, le tue mansioni originarie. Da un’impostazione ben precisa del tuo ruolo puoi arrivare a ricoprire degli incarichi trasversali diventando un “jolly“. Questo non dovrebbe mai accadere.

Una lieve contaminazione è anche naturale ma l’assunzione di competenze nettamente differenti da quelle previste dal contratto o da quelle concordate in sede d’accordo è una forma di irregolarità che si verifica spesso. Solitamente aumentano le responsabilità e le retribuzioni rimangono invariate: la maggior parte del valore aggiunto del lavoratore finisce per non essere remunerato.

Nel dubbio? Chiedi

L’esitazione a chiedere è un’altra problematica che si presenta spesso nelle relazioni con capo e colleghi. Con il primo c’è il timore di apparire incapaci e poco risolutivi, con i secondi probabilmente entra in gioco l’orgoglio o la competizione. Molte persone hanno radicato in se uno schema operativo lontano anni luce dalla collaborazione. Probabilmente la causa principale risale ai temi della scuola, in cui la maggior parte dei lavori da svolgere era individuale e non era concesso chiedere aiuto o cooperare. D’altro canto nel mondo del lavoro ci si scontra con una realtà diversa: quando si pongono domande si risulta essere molto curiosi ed interessati a ciò che si sta facendo. Indubbiamente quello che si può evitare di chiedere è sempre meglio risolverlo in autonomia ma per quesiti più complessi, in cui è necessario un supporto collettivo, è più che giusto ricorrere al lavoro di squadra.

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