Come trovare il candidato più adatto per la tua azienda

Ogni recruiter sa bene che selezionare il personale vuol dire assumersi una grande responsabilità nei confronti dell’azienda e dei candidati. Quando l’azienda ha bisogno di risorse nuove – per i motivi più svariati, magari perché dei dipendenti hanno raggiunto l’età pensionabile – ai recruiter spetta il faticoso compito di individuare i candidati più idonei. E non è cosa da poco, soprattutto perché gli capita spesso di passare in rassegna un numero altissimo di curricula che certificano abilità di ogni tipo e che sembrano delineare i contorni del dipendente perfetto. Ma attenzione: basare la scelta esclusivamente sulle competenze tecniche e professionali potrebbe rivelarsi un grave errore. Ecco perché durante i colloqui di lavori i recruiter fanno domande che possono apparire strane, con lo scopo di vedere più in profondità e capire se il candidato è veramente la persona giusta da assumere e se può fornire un valore aggiunto in azienda. 

Ecco qualche consiglio su come trovare il candidato più adatto. 

Andare oltre il CV

Essere bravi e competenti è un punto fondamentale, ma non basta. Per farsi apprezzare, occorre avere una certa etica del lavoro ed impegnarsi ad essere empatici e saper lavorare con altre persone. Molti candidati sembrano perfetti sulla carta, ma alla prova dei fatti dimostrano di non avere quell’ ”idoneità culturale” che deve essere garantita.

Un esempio? Se un recruiter è alla ricerca di un nuovo addetto stampa, non può limitarsi a selezionare il candidato che sembra scrivere i comunicati più efficaci; ma deve andare più a fondo e assicurarsi che sappia interagire serenamente con i colleghi, i clienti e i superiori. Non è così remota la possibilità che al curriculum più brillante non corrisponda il candidato più adatto per quell’azienda. Ecco perché è importante che i recruiter si prendano il giusto tempo, per fare la loro scelta, e valutino una serie di fattori che non sempre trovano spazio nei curricula.

Le soft skills fanno la differenza 

Un fattore su tutti – o meglio, una serie di fattori – sono le cosiddette “soft skills”, e cioè l’insieme di competenze trasversali che possono fare la differenza sul luogo di lavoro. Ogni recruiter che si rispetti sa, infatti, che la scelta del candidato giusto non può basarsi esclusivamente sulle sue competenze tecniche, ma deve passare anche dalla sua capacità di leadership o di problem solving o dalla sua abilità a relazionarsi e a collaborare in maniera efficace.

Non solo: sondando con attenzione, possono capire se il mindset e gli atteggiamenti del candidato sono in linea con la vision e le prospettive di crescita dell’azienda. In caso contrario, meglio a lasciar perdere. E proprio per valutare le soft skills dei candidati che il recruiter chiede cose apparentemente distanti dal lavoro, come hobbies e interessi personali del candidato. Insomma, l’essenziale è non fermarsi alla superficie delle cose e impegnarsi ad indagare con criterio. La certificata bravura e l’esperienza del candidato potrebbero non essere del tutto compatibili con le esigenze dell’azienda.

Valutare le referenze 

Per valutare tutti gli aspetti apparentemente lontani dalle competenze tecniche sono molti utili le lettere di referenza fornite dai candidati. Infatti le performance lavorative non sono tutto sul luogo di lavoro. Può essere utile valutare anche altri aspetti, come il suo sense of humour, se è ordinato o meno, se il candidato interagisce con il resto del team o è un tipo solitario. In breve, in buona parte dei casi, le referenze possono aiutare i recruiter a inquadrare meglio la persona per capire se è adatta o no all’azienda.

Il candidato perfetto? Non esiste

Ultimo ma non ultimo… il candidato perfetto non esiste. Ebbene sì. Scegliere con chi lavorare non è affatto facile. Bisogna valutare attentamente le variabili che entrano in gioco – moltissime – e spesso per trovare la persona più adatta ci vuole anche una certa dose di fortuna. La perfezione non è cosa umanamente raggiungibile, ma ci si può avvicinare. Ciò che rende un candidato un buon candidato è la competenza, la motivazione e la flessibilità, unita a una serie di soft skills utili all’azienda. Spesso il recruiter sceglie sulla base del suo intuito e della sua empatia, affidandosi alla propria esperienza. Tenendo sempre a mente che un’azienda non è un’entità astratta, ma è fatta di persone, che per quell’azienda sono determinanti.